Archivio mensile 4 Settembre 2021

DiAlessandro Corrado Baila

Il gatto nero

Il gatto nero 

Il giorno è stato luce, certo, ma anche rumore, anche sudore. Oggi pomeriggio, dal centro storico sei sconfinato presto nella periferia della tua città. La periferia con le strade dove è pesantemente cementata la tua infanzia. Forse è stato solo qualche anno prima che il tuo Paese si impantanasse. Forse. È stata una giornata di settembre, di luce dorata, ma pesante, che ti gravava sulle spalle. Quasi ti pareva di sentire anche il peso dell’aria.

Adesso invece è buio già da un pezzo. Ciabatte, calzini di cotone e pantaloni lunghi e comodi. Ora è veramente settembre. Tarda sera color lapislazzuli. Cielo fertile. Da poco sei di ritorno da una villa in provincia di Treviso, dove una giovane scrittrice ha parlato del suo romanzo. Silvia – così si chiama l’autrice – è una donna giovane, snella, anzi, proprio in perfetta forma. Capelli castani fino alle spalle, indossa una maglietta e un paio di jeans stretti. Perfettamente a suo agio, anche se deve parlare con il microfono. Sennonché, per un qualche malinteso sull’orario, tu e un tuo amico poeta siete arrivati troppo tardi, e di tutta la chiacchierata con il responsabile della libreria interna alla villa non vi rimane che l’ultimo quarto d’ora. Che però basta per capire che la scrittrice crede nella sua opera, soprattutto quando parlando alterna continuamente immagini a sensazioni, fotografie a emozioni, paesaggi del cuore a stati d’animo. Finita la chiacchierata riguardante il suo romanzo, Silvia non manca di ringraziare e poi salutare tutti quelli che sono venuti a sentirla. Dopo il cibo per la mente, arriva subito anche quello per il corpo, tra pizze, tramezzini, birra, vino, spritz e caffè. Un gatto nero cammina su una panca e per un attimo si lascia coccolare sulla schiena da una signora bionda, poi salta giù e si confonde con il buio.

Dunque siete in una villa veneta. E se foste tutti lì, tutti insieme? Tutti, sì, tutti quelli che nella villa hanno vissuto da quando è stata costruita secoli fa, nobili come servi, gran dame vestite alla moda del ‘700 come funzionari della Repubblica di Venezia, e poi ancora gli stallieri con i loro cavalli, gli animali da cortile e i contadini che devono aver coltivato i campi che un tempo c’erano tutt’intorno. I sacerdoti che hanno detto messa nella chiesetta all’interno del parco. Le guerre napoleoniche, la sconfitta, la villa che si ritrova nel Lombardo-Veneto dominato dagli Asburgo d’Austria, poi invece l’Unità d’Italia, e infine il restauro del 1876. Decine di generazioni. Ne è passata di acqua sotto i ponti, e ne passerà ancora. Chi siederà tra un secolo dove siete stati poco fa? Di cosa parleranno quelle persone? Saranno persone che parleranno?

Un momento. Perché stai ascoltando proprio quella sonata di Vivaldi che si intitola La Follia? Forse lo capirai stanotte in sogno, ascoltando qualche voce enigmatica.

Fatto sta comunque che tu e il tuo compare siete arrivati in ritardo, e dopo un giro di conoscenze, due parole con i presenti e una birra, il tuo amico ti chiede di tornare. Anche perché lui è sposato, e a casa ha un figlio piccolo che lo aspetta. Ma certo! Lui ha famiglia, mica è un sociopatico senza emozioni come te! E così, dopo un paio di minuti rimontate in una macchina quasi nuova, che va liscia come l’olio e non fa quasi rumore. Poco prima di arrivare, chiedi al tuo compare di lasciarti all’ingresso di un bel locale, dove hai intenzione di andare a trovare quello dei tre gestori che tiene il bar dal tardo pomeriggio a notte. Certo non senza gustarti una bionda bavarese. Dal bancone alla cucina vola letteralmente avanti e indietro una ragazza alta, anche lei snella, tutta vestita di nero, mascherina compresa. Neri ha anche i capelli, con la frangetta in fronte, lunghi fino alle spalle gli altri. I capelli le ondeggiano mentre a passo rapidissimo va da un punto all’altro del locale. “Finalmente è arrivata la mia guardia del corpo!”, esulta la barista, non appena vede in piedi al bancone un ragazzo robusto, che domani compirà trent’anni. “Cosa ti preparo?”, gli chiede lei. “Meglio se iniziamo con un caffè”, risponde lui. Poi il tipo robusto saluta e batte la mano sulla spalla a un ragazzo con i baffi castano scuro e i capelli lunghi raccolti. “Come va, amico mio di sempre?”, gli chiede. “Come vuoi che vada”, risponde l’altro, guardando anche il gestore del locale, “Fino a pochi anni fa ci vedevamo ogni giorno anche con gli altri, ma adesso, con questa situazione qui ho cominciato a perdere contatti su contatti, cazzo!” “Allora subito una birra doppio malto per consolare il mio amico di sempre!”, dice il quasi trentenne, guardando in alto e con le braccia aperte.

Seduto fuori, senti senza volerlo una discussione tra un ragazzo e una ragazza, che, soprattutto a quanto dice lei, non sono molto d’accordo sul tipo di relazione che vogliono vivere. “Solo amici, dai, va bene così, no?”, dice lei, ma lui china il capo e forse vorrebbe buttare fuori qualcosa di diverso. Poi si sporge verso di lei, mentre la ragazza volta la testa dall’altra parte. Sarà per quello che bevi in fretta, paghi e te ne vai via a piedi verso casa? A piedi verso casa con l’intenzione di scrivere. Prima di scrivere però, ti abbandoni all’ascolto di un lungo tappeto sonoro.

[dalla cartella “Diario del 2020-21“, work in progress]

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