Capelli corti a caschetto

DiAlessandro Corrado Baila

Capelli corti a caschetto

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Capelli corti a caschetto

Dai, dai, scrivi, scrivi, ascolta quel che ti gira per la testa, batti il ferro finché è caldo.

Eccolo, si avvicina. Cammina lentamente tra il pubblico, che gli dà le spalle. Rumore di passi. Sensazione di calore. Vestito tutto di nero, come sempre. Ora lo vediamo tutti, è davanti a noi. In silenzio si pone in piedi davanti al pubblico. Che aspetta. Si china, sul pavimento appoggia il ginocchio destro, e poi prende a leggere, anzi, a interpretare una poesia, che ci ha già fatto sentire in altre occasioni. “Pensa agli altri”. La performance è appena iniziata, ma la sua voce già esplode. Ed esploderà più volte, durante la prossima mezz’ora. Fa subito tremare tante nostre certezze. Oppure, sempre con il ginocchio destro sul pavimento, alza un braccio verso l’alto, e poi anche lo sguardo. Forse che cerca il cielo? “Questo cielo scarno dei nostri anni”, dirà più tardi. O ancora si copre il viso con entrambe le mani. Il calore della pelle, il suono del respiro. Tutto il pubblico, più il responsabile della struttura che ospita l’evento, porta la mascherina. Prima di sederci, abbiamo tutti dovuto mostrare un certo documento elettronico.

Ecco Marco Patuzzi, che interpreta la sua performance “L’uomo solo”, avvalendosi stavolta anche di traduzioni dall’arabo, più, come dice lui stesso con modestia, “Anche di robetta mia.”

Una solitudine di lunga data quella di cui ci ha parlato Marco stasera, la solitudine dell’uomo che vive in una società sempre più di massa, postmoderna. “Società della postverità”, dice lui, anzi. Ma anche la solitudine legata agli eventi storici ancora in corso, che abbiamo vissuto e ancora viviamo tutti. Più che parlarne per esteso però, Marco tocca i temi, come se al pubblico lanciasse degli input, su cui riflettere anche dopo l’evento. La solitudine degli uomini iperconnessi, sempre soli di fronte al loro device preferito. Perché ormai, anziché incontrarsi di persona e parlarsi a quattr’occhi davanti a un caffè o un bicchiere di vino, alcune persone preferiscono stordirsi con le tecnologie del controllo e della solitudine. La mascherina, che cancella il saluto come anche il sorriso. Secondo solo al tema della solitudine è quello dell’apparenza, da cui scaturiscono inconsistenza e un vuoto sempre più spinto. Smettere di pensare – per scelta – illudendosi di soffrire meno. Di una società senza sofferenza ci parla Marco, ma per lui la sofferenza è un valore, una catarsi. L’insipienza di un presente, in cui lo stesso singolo è sempre più frammentato, deragliato a destra e a manca. Identità fittizie che ci derivano dal riconoscimento certo di un nemico, proprio come in tutti i regimi totalitari. Quando invece, oggi come non mai, tutto il mondo è paese.

“Deicida, l’uomo è solo”, sono le parole che chiudono la performance di Marco.

Appena terminato l’evento, arriva a Marco una domanda da una ragazza magrissima, con i capelli biondi a caschetto, corti, molto alti sopra la nuca. Porta una mascherina verde, una maglia nera che le arriva a metà coscia e un paio di pantaloni rosa fucsia. La domanda però non è chiara, bisogna ripetere. Questa giovane donna è stata l’ultima ad accomodarsi, e ancor prima di vederla avete avuto tutti occasione di sentirla parlare con Paolo, il responsabile del Circolo Scacchistico dove oggi Marco è alla sua terza performance. La ragazza sale le scale. Appena arrivata, Paolo si assicura che abbia anche lei quel documento elettronico indispensabile. Solo che lei biascica, si mangia le parole e più volte si sente dire “Scusi? Non ho capito.” “Ma chi è? Ma cosa sta dicendo?”, si chiede a mezza voce un signore del pubblico. Già solo a sentirla, è facile immaginare cosa abbia in circolo per parlare a quel modo. Un senso di dispiacere ti fa repentino il giro del corpo, insieme con il sangue. Eppure, terminata l’esibizione di Marco, sarà proprio questa ragazza ad applaudire più entusiasta di tutti.

Scendi le scale ed esci nel cortile, con l’intenzione magari di bere prima un caffè e poi una grappa con il performer. “Un caffè e una grappa prima e dopo, sempre, ogni volta”, ti ha detto Marco già al vostro primo incontro. Solo che il bar appena sotto il circolo scacchistico ha già chiuso i battenti. Poco male, perché tornando a casa in bici e passando davanti al piccolo stadio della vostra città, ti sorbisci per ben sei volte di fila il manifesto pubblicitario con foto a grandezza sovrannaturale di un consulente finanziario. Un brivido ti corre lungo tutta la schiena. “Mamma mia”, ti dici guardando il sorriso a 34 denti del personaggio, “Degli uomini in giacca e cravatta come questo c’è proprio da aver paura.”  

[dalla cartella “Diario del 2020/21“, work in progress – sabato 25 settembre 2021 h 19:31 – ascoltando Natural Born Killa di Photek (1995, EP)

 

Info sull'autore

Alessandro Corrado Baila administrator

Sono Alessandro Corrado Baila, uno scrittore, poeta e amante della musica. L’ascolto della musica come fonte di immagini è diventato una costante durante la scrittura. Attualmente sono disponibili per l'acquisto tre pubblicazioni.

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