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Animale arrabbiato (o La metamorfosi) – nuova versione 2024

Animale arrabbiato (o La metamorfosi)

Bravo, finalmente ce l’hai fatta anche tu

Ce l’hai fatta anche tu a diventare un animale

Bravo, stai facendo benissimo la tua parte

La tua parte nel gran teatro del mondo!

La tua parte di animale ferito e arrabbiato

Non sai neanche tu bene come e quando sia successo

Come ti sia toccata questa metamorfosi di massa

Forse quel sentir da sempre cianciare di politica

O forse sapere che la politica non conta un cazzo 

Forse quindi aver capito cosa fa girare il mondo

I soldi sporchi e i traffici illegali

Almeno così credi che sia ancora oggi  

Mah, speriamo che tu non sia già out of date

Perché allora saresti anche un animale fuori moda

Intanto però dai, continua a fare l’animale ferito e arrabbiato

Facendo l’animale fai contenta tanta gente ogni giorno

A partire dai poteri anonimi che governano il mondo

Ma anche tutti quelli che ti vendono ogni genere di cose

Bravo, anche loro fai contenti ogni giorno

Pagando possibilmente il doppio o anche di più

Cibi fatturati, bevande zuccherate

Tutto imballato e confezionato nella plastica

Medicine e integratori

Strumenti di lavoro costosi e che durano pochi anni

Tutte cose dal prezzo alto ma dal valore basso

E poi giornali illeggibili e TG da voltastomaco

Pieni di notizie inventate di sana pianta

Eh, certo, anche a te mancano le amicizie giuste

I parenti in poltrona nelle alte sfere

Proprio quelle alte sfere che ti hanno sempre preso in giro

Dicendoti che il mondo si conquista con il lavoro!

E che ogni anno devi dichiarare tutto

Fino all’ultimo centesimo! Altrimenti sono cazzi!

Bravo, anche loro ingrassi con i soldi che ti sudi ogni giorno

Ti hanno educato alla paura

Paura di chi è diverso, paura di chi parla un’altra lingua

Paura di chi ha rischiato la vita per arrivare da noi

Paura di tutto e di tutti quelli che non capisci

Ti hanno insegnato a odiare chi viene da un sistema di valori diverso

A cestinare all’istante ogni discorso ogni segno che non capisci

A urlare odio verso chi mette in discussione la società del benessere materiale

(e del malessere psicofisico)

Ti hanno insegnato che pensare con la tua testa è una fatica inutile, fuori moda

Come animale sei stato anche educato alla paura di ammalarti

Che magari il gatto che passa per strada non porti qualche infezione

Sei stato educato a sentirti un pericolo per amici famiglia e persone care

Beh, allora che problema c’è? Me lo dici?

Basta andare a comprarsi la pastiglia preventiva

O farsi bucare appena sotto la spalla a ogni crisi di ansia

Perché come animale sei prima di tutto un cliente

Con stili di consumo codificati e studiati

Ma anche uno che deve lavorare solo per pagare

Mi dispiace, di più non è concesso caro mio

E intanto lasciarsi consumare da quello che consuma

Ma tranquillo, stai su col morale, mi raccomando

Va tutto bene, no? Sei ancora vivo!

Respiri! Parli! Ci vedi! E hai un lavoro!

E poi sei sempre in buona compagnia!

Perché di animali feriti e arrabbiati è piena zeppa l’Italia  

Puoi sempre sfogarti con qualche esemplare della tua specie

Grugnendo, belando, abbaiando, ragliando

(Ruggendo no, eh no, non è concesso a quelli come te)

Ma intanto su, dai, prendi il telefono o accendi il pc

E sfogati usando le tecnologie del controllo e della solitudine.

© Alessandro Corrado Baila 2024 – tutti i diritti riservati – vietata la riproduzione, anche parziale,  a mezzo stampa o web, salvo esplicito consenso scritto da parte dell’autore

[contenuto un origine nella cartella “Diario 2020”, che continua ancora oggi come “Diario 2024”; forse ispirato dal titolo di un EP di Nubian Mindz, ovvero Kontrol Teknologies, 2019, bruttissimo tra l’altro, o forse anche a distanza di anni e anni dal primo ascolto di Angry Again dei Megadeth (1995) – mamma mia che confusione… ]

Il giorno dopo

Il giorno dopo

Lunedì 2 maggio 2022 h 13:04 – ascoltando Going For The One degli Yes (1977)

Uh, ma che gioia! Perché ieri è finalmente si è nuovamente tenuto il concertone del primo maggio! Primo maggio, certo, perché da ieri non è più obbligatorio mascherarsi all’aperto. E si può anche stare tutti attaccati! Altra gioia, ancora più grande! Piazza San Giovanni a Roma, la capitale suprema dell’inciucio politico-istituzionale italiano, questa città simile a un calamaro gigante, che con i suoi lunghissimi tentacoli ha infettato di inciucio tutto il Paese. Da settimane giornali e TV snocciolavano le cifre dei morti sul lavoro con una banalità quasi da prezzi di qualche mercato rionale, perché la cosa è servita a preparare il terreno a discorsi tenuti da facce di gomma, come se fossero state tutte persone da ascoltare, gente che dà l’esempio. Ha tenuto un discorso anche il Presidente della Repubblica, questo inguaribile idealista, almeno in apparenza, che parla sempre con quel tono solenne, quasi a lettere di ferro. E ha addirittura i giornalisti che si occupano solo di lui. La TV a casa non ce l’hai, ma per avvelenarti è bastato andare a trovare mamma, che in quei momenti stava seguendo il concerto su un canale RAI presunto di sinistra, in realtà agli ordini di partiti e sindacati che ritengono follemente di occuparsi ancora del bene dei lavoratori, quando invece per loro sono ben più importanti le banche e le fondazioni cui sono legati. O le case editrici dei loro amiconi, che le traduzioni anche di testi importanti le pagano una miseria. Da mamma hai ascoltato addirittura una fantomatica telefonata del Capo della Federazione Russa, che parlava alla solita folla riunita per il concerto, e che diceva di voler fermare la guerra per motivi umanitari. Con tanto di interprete simultaneo. Che esultanza da parte dei musicisti! Ben felici di mostrare che suonando un po’ di canzonette a un concerto si cambia qualcosa! Si cambia il mondo! Pochi minuti dopo però, il telegiornale di quella rete TV vagamente di sinistra, avrebbe subito drasticamente smentito quella finzione, ovvero parlando subito dell’evolversi del conflitto. Una rete che si potrebbe meglio definire cattocomunista, anche perché tutti i voti sono ben accolti, vengano essi dal sottanone di qualche prete contestatore, come anche dagli elettori oggi anziani, che ricordano ancora bene cosa volesse dire essere veramente di sinistra quando erano sui vent’anni o poco più.

E allora ecco al telegiornale tutta quella sfilata di personaggi anzianotti e da operetta, che parlavano dei giovani e dei loro diritti, dei mille mali del lavoro precario e invece del lavoro fisso che dovrebbe essere la regola! Ma che novità! Ma che dichiarazioni! Mai sentite cose del genere! A proposito, sei o sette anni fa, su un canale che si occupa di storia, avevi visto uno speciale sul caporalato nel Sud Italia, datato 1990. Anche in quelle riprese, non potevano mancare i gloriosi predecessori dei sindacalisti di ieri sera a casa di mamma, anche loro che si abbandonavano a rumorosi proclami di cambiamento, quasi avessero bevuto un po’ troppo. Con un’unica differenza: se nel 1990 erano colpiti dal caporalato principalmente Italiani poveri, oggi lo sono principalmente gli extracomunitari, che da sfruttare sono ancora più facili.

[dalla cartella “Diario del 2020-21-22“, work in progress]