Hot black isolation

DiAlessandro Corrado Baila

Hot black isolation

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Hot black isolation

Avevi appena compiuto diciannove anni, primi mesi di università. Un lunedì mattina prestissimo di dicembre, freddissimo. Ti alzi, ti lavi, poi ti vesti in fretta e vai in cucina a fare un po’ di colazione, ascoltando qualche notizia alla TV. Poi una corsa in bici verso la stazione, quando sembra ancora notte, a prendere il treno delle sei e mezza. Premendo forte sui pedali senti di sfuggita il fischio di qualche merlo e il miagolio di un gatto che cammina sul marciapiede. All’arrivo, in un attimo leghi la bici e poi vai a farti l’abbonamento nuovo. Sei un po’ in ritardo e facendo la fila pesti i piedi per terra. Infine un’altra corsa verso il convoglio, che parte neanche un minuto dopo che ci sei salito. Salvo qualche ritardo, anche stamattina alle otto e mezza sarai a lezione. La tua città è la stazione di partenza e sul treno c’è ancora poca gente. Poco distante da te, due studenti chiacchierano e si raccontano un po’ il loro weekend, mentre da qualche altra parte si sente suonare un cellulare. Stai per tirare fuori gli ultimi appunti, ma ecco che qualcuno ti saluta. “Ciao! Anche oggi su questo treno?”, ti dice Silvia, una ragazza che studia giapponese, e che dovrebbe avere uno o due anni più di te. Silvia non la conosci benissimo, ma vi siete incontrati già altre volte nella stessa circostanza. La ragazza è sul metro e 60 e porta i capelli biondi raccolti. È sempre vestita di scuro, un po’ da metallara, con gli stivali e la felpa dei Metallica o degli Opeth. Certe volte per cambiare anche dei Kraftwerk. Silvia si siede anche lei, un po’ vi parlate, ma siete appena alla prima stazione appena dopo la partenza. Poi lei tira fuori il suo lettore CD portatile futuristico per l’epoca e ci infila dentro un compact che non avevi mai visto. Tenti di concentrarti sugli appunti e su qualche schema, ma quello che senti non è uno dei soliti ascolti di Silvia. Non senti nè chitarra distorta nè batteria che pesta. Spazientito, alla seconda stazione dopo la vostra città le fai un cenno e le chiedi “Di chi è questo album?”. “Non è un album”, ti risponde lei dopo essersi tolta le cuffie, “è un EP di quest’anno, con la ex moglie di Phil Anselmo alla voce e alla chitarra. Dai, lo ascoltiamo insieme, cosa vuoi metterti a studiare a quest’ora?”. Ed ecco che parte il viaggio musicale.

Da qualche parte in Louisiana, forse non lontano dal confine con il Texas. Non lontano si fa per dire, perchè qui le distanze sono enormi. Autostrade vuote. La notte è come una cupola nerissima che occupa tutto il cielo. Buio pesto, Luna nuova e neanche una stella. E fa caldissimo. Non tira un filo d’aria da almeno due mesi. Sì e no a trenta miglia dalla città più vicina, in un punto sperduto si vedono delle luci. Una casa isolata, in legno, con fuori parcheggiati due pick-up e due vecchie Cadillac, appena visibili. Dev’essere anche questa la Louisiana della canzone dei Litfiba. Un po’ di luce esce solo da due piccole finestre ricavate tra le assi che cingono l’abitazione. Avvicinarsi. Si sente venire come da sotto. Nel piano interrato c’è uno studio di registrazione privato. Phil Anselmo è seduto a un tavolo scuro, di legno massiccio, e beve a gran sorsate un bicchierone di distillato clandestino, di quello che ti spacca la gola se non sei abituato. Vicino al bicchiere c’è una scatola di grossi sigari, come anche una bottiglia mezza vuota di whisky di puro malto. Poco distante da Phil invece, è seduta la sua ex moglie Stephanie, circondata dagli altri membri dei Southern Isolation. La cantante hai i capelli biondi, ma gli occhi scuri, e sul braccio destro porta un tatuaggio nero. Rossetto scuro. Nere ha anche le unghie, lunghe appena un paio di millimetri oltre i polpastrelli. È vestita di scuro. Atmosfera cupa. Le luci sono basse, c’è fumo, e la donna sta facendo l’ennesima prova di registrazione dell’EP che porta lo stesso nome della band. Stephanie quasi si spacca le mani sulla chitarra acustica, e intanto canta di nuovo il testo di Bluebird, la prima traccia del disco, il biglietto da visita del gruppo. Che deve essere perfetto. Ore e ore prima, tutta la band insieme ha deciso che quella sarà l’ultima notte in cui si registra. O la va o la spacca. Allora prova e riprova la cantante, suona, si interrompe, impreca. Stephanie ha la fronte sudata, le mani le fanno male, ma gli altri musicisti la incoraggiano.

“Take the moths off and breathe them in your mouth/ Dress you up in violet clothes, just take you to the sun/ And hide you from the rain, take you to the trees and all your dreams./ Lost you somewhere in the sky…. /”, dice la prima strofa.  “Gonna make you shine, so beautiful tonight/ Gonna make you shine, so bright tonight”, questo invece il testo del refrain.

“Dai, fatti due minuti di pausa e beviti un goccio anche tu”, le dice l’ex marito, ma lei rifiuta, è come in una fase ascetica. Nel frattempo sono passate ore. “Ma cos’è questo rumore che viene da fuori?”, chiede Stephanie. “Piove! Piove!”, le rispondono uno dopo l’altro gli altri membri della band. Gli occhi della cantante si illuminano. Parte un’altra prova, e adesso alla moglie di Phil le mani non fanno quasi più male. La voce le esce naturale come non mai, mentre il testo va perfettamente a ritmo con la musica. Dalla tastiera colano gocce di rugiada. “Yay!”, esclama Stephanie una volta finita la registrazione, “We made it!”, e subito dopo si alza trionfante, con le braccia tese verso il soffitto. Da fuori viene rumore di tuoni e di un acquazzone. I cinque i musicisti salgono rapidamente al piano terra e poi si buttano sotto la pioggia fittissima. Saltano, ballano, incuranti dei fulmini che potrebbero beccarsi in testa. “Southern people we are!”, cantano tutti, quasi in coro, sotto il temporale.

[2021; inedito; riferimento all’EP omonimo dei Southern Isolation (2001)]

Info sull'autore

Alessandro Corrado Baila administrator

Sono Alessandro Corrado Baila, uno scrittore, poeta e amante della musica. L’ascolto della musica come fonte di immagini è diventato una costante durante la scrittura. Attualmente sono disponibili per l'acquisto tre pubblicazioni.

1 commento finora

StePubblicato il3:20 pm - Gen 29, 2021

In questo breve racconto, quasi come in un sogno, l’autore condivide e sovrappone vari piani di temporalità. Una risposta onirica, hot black answer, a tutta una serie di disagi universitari che sono alleviati dalla figura composta e politically correct di Silvia, la bionda metal. Ecco che mentre i protagonisti ascoltano insieme un pezzo della ex moglie di Phil, parte un gustosissimo viaggio musicale nella terra degli States, in particolare nella Louisiana di Mark Twain.

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